24.10.09
Obiezione d'incoscienza
La CEI mi ha un po' rotto i coglioni (non che sia una novità, me ne rendo conto).
Stavolta (non che sia nemmeno questa una grande novità, a dire il vero) si parla di estendere l'obiezione di coscienza anche ai farmacisti per "non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia".
Avrei a riguardo una serie di semplici obiezioni.
L'uso del termine "obiezione di coscienza" è ignobile. Facciamo un po' di storia. L'obiezione di coscienza nacque riguardo al servizio militare. Il servizio militare aveva la particolarità, per chi se lo fosse scordato, di essere obbligatorio. La differenza è abissale. Il diritto all'obiezione, e con un preciso "prezzo" da pagare per esso, venne riconosciuto perché non c'era alcuna scelta per il cittadino riguardo al militare. La scelta di una professione è, invece, totalmente libera, soprattutto per professioni sostanzialmente di "alto profilo" come quella medica o farmaceutica. In pratica la CEI chiede che una persona possa scegliere un lavoro che comporta precisi obblighi e che poi possa togliere quelli che non le sono graditi. Convizioni? Le LORO, e continuiamo a ricordarci che il "chiaramente immorale" riguarda LORO e non tutta la nazione.
Se volete un esempio, di recente un giudice in Lousiana ha rifiutato di sposare una coppia mista perché a suo avviso i figli delle coppie miste sono infelici (notare che i figli potrebbero nascere anche senza matrimonio, ma un razzista a certe banalità non ci arriva). In questo caso la legge gli permetteva una certa discrezionalità che ha usato in maniera bieca, ma il principio rimane: quando la legge indica un dovere, spesso implica anche un diritto.
Questa obiezione, che nulla ha a che fare con la vera obiezione "originale", permetterebbe a dei cittadini di dire che il loro diritto di violare una legge è superiore al diritto degli altri cittadini di goderne. Cosa non priva di precedenti nella storia, ma se me ne trovate uno che non sia esecrabile e vergognoso vi offro una pizza.
Niente di nuovo nell'Italia degli ultimi decenni: se non c'è la legge che mi piace non solo la violo (e se uno se ne assumesse la responsabilità potrebbe anche starci), ma pretendo di non subire alcuna conseguenza. Bello.
Domanda: se questa gente qui potesse riscrivere le leggi che tanto detesta, pensate che vi riconoscerebbe il diritto a violarla per "obiezione di coscienza"?
E dove ci fermiamo? Ognuno chiederà l'obiezione che gli fa comodo? Ci sono correnti di pensiero che dicono che le tasse sono immorali di per sé, facciamo che non le pago più? La "spesa proletaria" per tutti? Solo un paio di esempi. E vi ricordo che per alcuni è la religione a essere immorale, ergo salutate la vostra libertà religiosa il giorno che qualcuno decidesse di "obiettarla". O tutti o nessuno.
E dove ci fermiamo dall'altro lato? Perché il "chiaramente immorale" è lo stesso principio per cui nascono le leggi di stati come l'Iran.
EDIT: Volevate un altro esempio? Buona lettura.
Stavolta (non che sia nemmeno questa una grande novità, a dire il vero) si parla di estendere l'obiezione di coscienza anche ai farmacisti per "non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia".
Avrei a riguardo una serie di semplici obiezioni.
L'uso del termine "obiezione di coscienza" è ignobile. Facciamo un po' di storia. L'obiezione di coscienza nacque riguardo al servizio militare. Il servizio militare aveva la particolarità, per chi se lo fosse scordato, di essere obbligatorio. La differenza è abissale. Il diritto all'obiezione, e con un preciso "prezzo" da pagare per esso, venne riconosciuto perché non c'era alcuna scelta per il cittadino riguardo al militare. La scelta di una professione è, invece, totalmente libera, soprattutto per professioni sostanzialmente di "alto profilo" come quella medica o farmaceutica. In pratica la CEI chiede che una persona possa scegliere un lavoro che comporta precisi obblighi e che poi possa togliere quelli che non le sono graditi. Convizioni? Le LORO, e continuiamo a ricordarci che il "chiaramente immorale" riguarda LORO e non tutta la nazione.
Se volete un esempio, di recente un giudice in Lousiana ha rifiutato di sposare una coppia mista perché a suo avviso i figli delle coppie miste sono infelici (notare che i figli potrebbero nascere anche senza matrimonio, ma un razzista a certe banalità non ci arriva). In questo caso la legge gli permetteva una certa discrezionalità che ha usato in maniera bieca, ma il principio rimane: quando la legge indica un dovere, spesso implica anche un diritto.
Questa obiezione, che nulla ha a che fare con la vera obiezione "originale", permetterebbe a dei cittadini di dire che il loro diritto di violare una legge è superiore al diritto degli altri cittadini di goderne. Cosa non priva di precedenti nella storia, ma se me ne trovate uno che non sia esecrabile e vergognoso vi offro una pizza.
Niente di nuovo nell'Italia degli ultimi decenni: se non c'è la legge che mi piace non solo la violo (e se uno se ne assumesse la responsabilità potrebbe anche starci), ma pretendo di non subire alcuna conseguenza. Bello.
Domanda: se questa gente qui potesse riscrivere le leggi che tanto detesta, pensate che vi riconoscerebbe il diritto a violarla per "obiezione di coscienza"?
E dove ci fermiamo? Ognuno chiederà l'obiezione che gli fa comodo? Ci sono correnti di pensiero che dicono che le tasse sono immorali di per sé, facciamo che non le pago più? La "spesa proletaria" per tutti? Solo un paio di esempi. E vi ricordo che per alcuni è la religione a essere immorale, ergo salutate la vostra libertà religiosa il giorno che qualcuno decidesse di "obiettarla". O tutti o nessuno.
E dove ci fermiamo dall'altro lato? Perché il "chiaramente immorale" è lo stesso principio per cui nascono le leggi di stati come l'Iran.
EDIT: Volevate un altro esempio? Buona lettura.
Etichette: CEI, diritti, legge, obiezione, religione, stato, stato etico
24.1.08
I più uguali

Premessa: questo post si può considerare un attacco alla Chiesa.
Seconda premessa: Chiesa non significa cristianesimo o cattolicesimo, né significa i cattolici in quanto tali, né necessariamente tutto il clero. Purtroppo però la Chiesa ha come esponenti principali e determinanti un papa e, in Italia, il presidente della CEI.
Chiarito lo "scope" del termine Chiesa usato in questo post, passo all'ennesima dichiarazione del cardinale Bagnasco (cito da Kataweb, ma lo trovate in doc anche su ChiesaCattolica.It):
"Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi, apparentemente non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale che nessuno – a questo punto − può avere l’interesse a rendere inutile o pleonastico, o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione."
Quindi il problema non è tutelare il matrimonio (giusto), non è (giusto) sostenerlo, non è renderlo "vantaggioso" rispetto ad altre soluzioni meno impegnative per chi le contrae (comprensibile), ma si chiede di negare qualsiasi diritto a scelte diverse perché questo potrebbe anche minimante intaccare la situazione di "massimo vantaggio".
Insomma, ancora una volta non si chiede di essere sostenuti e tutelati nelle proprie scelte ma di penalizzare quelle altrui (perché dire "io devo avere tutti i privilegi possibili e gli altri non meno ma proprio nessuno" è esattamente questo) in base a precetti morali non necessariamente condivisi dagli altri in questione. Questo, vorrei ricordarlo, in uno Stato ufficialmente laico ma che già si fa carico di parte del processo di indottrinamento.
Che io sappia, uno Stato che impone un particolare modello di vita (sia questo religioso o anche solo "etico") raramente viene considerato civile. Senza voler fare un paragone diretto con questi casi (ma ad alcuni potremmo avvicinarci pericolosamente, proseguendo su questa strada), ecco qualche esempio storico di "modelli di vita imposti": Russia (sovietica), Italia (fascista), USA (esportazione della democrazia), Iran (attuale).
D'altro canto, ci sono un paio di passi della Bibbia di sicuro interesse a riguardo:
"Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi"
Il che mi sembra ben diverso dall'atteggiamento di Bagnasco, francamente poco apprezzabile anche secondo le regole della nostra Costituzione, che vorrebbe tutti uguali (non che Bagnasco sia contro ma, per citare, esige di essere più uguale degli altri).
Forse sono stupido (del resto secondo Ratzinger sono tra i responsabili delle guerre nel mondo), ma continuo a pensare che un principio fondamentale della società, e principio fondante dello stesso istituto del matrimonio (altro che la fantomatica "legge naturale" che si sente invocare puntualmente), sia che, dato che l'uomo è più "forte" in gruppo, è giusto e doveroso accettare e incoraggiare qualsiasi situazione in cui più persone vogliono costruire qualcosa assieme (unica eccezione: quando si costruisce qualcosa per danneggiare la comunità).
Questa è la base della società umana prima ancora del matrimonio (che è oggettivamente una forma di unione particolare). E il problema non è tanto che il Vaticano preferisca un tipo di unione particolare, ma l'assurda pretesa di impedirne altri.
In realtà il problema matrimonio/unioni di fatto è solo una manifestazione del solito, inevitabile problema: il relativismo.
Se, per assurdo, stesse a me e a Ratzinger decidere come deve vivere la gente in Italia, il risultato sarebbe che, dato che io sono relativista (brutto, cattivo e pagano) i cattolici devono poter vivere da cattolici ma che, dato che Ratzinger non è relativista (e quindi buono e tollerante) gli altri si devono adeguare perché in ogni caso l'unico bene è quello che viene comportandosi da cattolici.
Forse, a questo punto, mi viene da dire che sono stupido io, e che dovrei fare come Ratzinger e Bagnasco, ovvero rifiutare di riconoscere qualsiasi dignità a chi ha idee diverse dalle mie (secondo il modello non-relativista di Ratzinger, per me lui dovrebbe essere un truffatore ciarlatano che governa un'incivile totalitarismo teocratico).
Ma io ho dei principi e infatti, nonostante uno come me per la Chiesa sia il massimo del male: per rispetto della mia compagna e di chi mi stava attorno mi sono sposato in chiesa, ho permesso che mia figlia venisse battezzata (nota curiosa: per la Chiesa un non credente non può "permettere" che la figlia sia battezzata come impegno per l'altro coniuge, deve per forza impegnarsi alla crescita cristiana del figlio anche lui), e mia figlia andrà l'anno prossimo a un asilo cattolico. Nessuno poteva costringermi a farlo, ma l'ho fatto lo stesso (e per quanto riguarda l'atteggiamento della Chiesa me ne sto amaramente pentendo).
Nel frattempo i maggiori esponenti della Chiesa si battono perché chi ha idee diverse non abbia diritti e, per essere ben chiari, ricordano che non ne deve avere nessuno. E mi chiedo in quale campo verrà la prossima richiesta di "togliere diritti" o rendere "superiore" o privilegato chi segue un modello conforme.
A questo punto, mi chiedo, perché non dovrei dare ragione a Ratzinger e decidere che il mio punto di vista è oggettivamente giusto e portatore di bene e che chi non lo condivide non deve avere diritti?
Semplice: io ho alcuni principi superiori al mio interesse. Ratzinger e Bagnasco no.
Purtroppo il modello di pensiero italiano è più vicino ai secondi che a me (un buon esempio se ne ha in un vecchio post dei Bolsi), e finché non si finisce in una minoranza si pensa che tutto sommato il problema non è così grave.
Se non fosse il concetto su sui si appoggia qualsiasi totalirasmo in fieri non sarebbe neanche tanto preoccupante (no, non sto dicendo che stia nascendo una dittatura in Italia, esistono più forme di totalitarismo).
Etichette: Bagnasco, CEI, laicità, ratzinger, relativismo, religione, stato etico, tolleranza, totalitarismo
