3.4.08

Il concetto di responsabilità 

[Sì, è lungo, ma consideratelo 3 post combinati. PS: e lo uso pure bene :P]
[PPS: contiene volgarità, sono stressato]

Onestamente non è che abbia molta voglia di bloggare in campagna elettorale, a questo giro, forse anche perché ho parecchie altre cose importanti da seguire e forse perché la campagna è oggettivamente noiosa (e questo, badate, per una volta è forse anche un bene).
Però ci sono cose che mi fanno frullare lo stesso.
Una in particolare sono gli opportunisti del cazzo. Prendiamo, giusto per par condicio, Ferrara e la Binetti. Li distinguete perché Ferrara è quello (purtroppo) furbo.

Ferrara è un colossale ipocrita. Come tutti gli ipocriti furbi ci guadagna praticamente sempre, altrimenti ce ne saremmo scordati da anni. Ma in qualche modo, soprattutto con la raffinatissima tecnica del "Ti dò un calcio nei coglioni, ti insulto, e poi dico che ho grandi valori", ce lo troviamo tra i piedi.
Quando uno così ti va a fare il comizio della sua lista di pongo in Piazza Maggiore a Bologna, però, dovresti pensare che stai sbagliando qualcosa se gli tiri di tutto e lui ha la faccia di uno che orgasma.
"Ma Ferrara è lo schifo, quindi gli tiro sassi"
Ecco, bravo pirla. La prima parte è vera e dimostrabile scientificamente. La seconda è la pirlata con cui lo fai finire in prima pagina, lo fai diventare vittima e lo nutri sapientemente di quella merda in cui sguazza gioiosamente.
Come si diceva: Ferrara è furbo, o almeno più dei suoi avversari.

Ora veniamo alla Binetti.
C'è un buffo concetto in Italia, ovvero che si fa sempre quel cazzo che si vuole perché le responsabilità le hanno solo gli altri.
Ad esempio c'erano nell'Unione quelli che:
- Ho firmato il programma ma non tutte quelle pagine
- Ho firmato il programma ma non dicevo sul serio
- Il programma non lo firmo però voglio venire lo stesso e avere la degustazione
- Il programma lo firmo perché tanto credo che non presenterai mai quelle norme
Ora, chi ha un atteggiamento simile alla domanda "Ma sarai mica stronzo?" dovrebbe rispondere "Sì, certo" senza esitazioni e con un bel sorriso.
Invece no, loro "ci hanno la morale". Ad esempio la Binetti si fa eleggere dal PD ma da sempre ci fa sapere che se il partito decide di votare una legge che non le va lei se ne frega e fa quello che le pare. Per carità, nel SUO caso è un diritto perché lei ha la morale elevata e quindi i froci le fanno schifo (diciamola come si dice). Naturalmente voglio vedere cosa direbbe se un altro del PD alla legge che piace a lei dicesse "Vaffanculo, non te la voto".
Mi chiedo sempre perché questa gente il partito che vuole non se lo fa, invece che farsi piazzare in lista e poi fottersene allegramente del fatto che un partito è una *collettività*.
Anche perché, diciamolo, non vedo come, in quest'ottica, la Binetti possa garantire che invece voterà quello che non le piace anche se non ci sono questioni morali di mezzo.

Chiudiamo la carrellata con la sanità.
Ultimamente emerge sempre più il problema dell'obiezione in campo medico e farmaceutico, il caso più recente quello di due ragazze di Siena a cui è stata negata la pillola del giorno dopo. Notare: NON pillola abortiva, questa è considerata ANTICONCENZIONALE.
Motivo? Si obietta.
Ora, forse io sono un feroce oscurantista distruggi-principi e provoca guerre che odia la famiglia e mangia i bambini, ma questo estendersi dell'obiezione di coscienza mi sembra una stronzata pazzesca.
L'obiezione di coscienza nasceva in un quadro molto particolare, ovvero quello in cui lo Stato ti obbligava a fare qualcosa che consideravi moralmente riprovevole per il semplice fatto che eri nato sul suo territorio (con pochissime eccezioni).
Ora, lo Stato non mi risulta arruoli a forza farmacisti (o poverelli) o medici.
Posso capire, comunque, che uno non voglia ESEGUIRE gli aborti, essendo una questione tanto grave (certo, basterebbe lavorare in altri rami, non è che la medicina sia proprio piccola come campo, ma tant'è).
Inizio a non capire quando uno dice che non vuole vendere o prescrivere farmaci (a cui uno avrebbe legalmente diritto) con cui altri possono fare la cosa disapprovata, perché in questo caso non solo eserciti la tua libertà ma calpesti quella altrui. Ci sono tanti altri mestieri bellissimi.
Se poi iniziamo pure a dire che ci si può rifiutare di fare qualsiasi cosa che possa diventare non-punitiva di una condotta che noi disapproviamo il risultato è che il concetto di servizio pubblico va a finire nel cesso. Anche perché a questo punto chiunque dovrebbe avere diritto di applicare il concetto come gli pare in tutti i campi (dai, facciamo che uno può obiettare all'uguaglianza tra etnie e dire che i negri nel suo locale non ci entrano, e gli si deve pure fare i complimenti).
A questi simpatici signori (che tanto non leggeranno mai il mio blog) comunico allora che, per obiezione di coscienza contro l'ipocrisia, decido di obiettare al rispetto per la loro etica di gomma e li mando serenamente a cagare. Almeno *IO* non faccio danni a nessuno.

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