16.9.08
Purché si cambi?
L'argomento principale a favore dell'attuale maggioranza di governo è che almeno affronta i problemi del paese, cosa che la precedente maggioranza non faceva. Devo ammettere che sono d'accordo per metà su ogni metà dell'affermazione (fa molto Bilbo, ok): per prima cosa è vero che la precedente maggioranza non faceva abbastanza; per secondo è vero che quella attuale affronta, ma sul fatto che sia un bene avrei da ridire.
Prendo alcuni case study: la scuola, il lavoro, Alitalia.
Vediamo i cambiamenti della scuola:
- Classi più grandi, da 25 a 33 alunni
- Abolizione de facto del tempo pieno (va chiesto esplicitamente, e questo significa dover organizzare un gruppo di genitori allo scopo)
- Meno ore anche nel tempo normale (per esempio da 6 a 2 ore di laboratorio la settimana in un ITIS o come si chiama adesso)
Iniziamo dal fatto che lo studente è per forza meno seguito (e io in una classe di 33 ci sono stato). Poi ci sarebbe da ricordare che le famiglie monoreddito non mi sembra siano esattamente in crescita. Quanto ad avere meno ore, forse sono io che sono strano, ma dubito che riducendole i ragazzi imparino di più.
Certo, c'è la contropartita per cui la scuola costa meno grazie ai licenziamenti dei precari, cosa che naturalmente non riguarda gli indispensabili professori di religione che vennero regolarizzati qualche anno fa dalla Moratti (in un momento in cui si tagliavano i fondi alla scuola pubblica) e che sicuramente sono più necessari dei professori di matematica o italiano. Certo, a questo punto si fa prima a dire chiudiamo tutto così costa zero (che sarebbe poi l'ideale berlusconiano, così a occhio).
Il lavoro.
Senza grandi fanfare, guarda un po', il nuovo governo ha abolito la norma del precedente, imperfetta quanto vogliamo, che contrastava le dimissioni in bianco. Affogando il tutto in un provvedimento su "Semplificazione e competitività".
Sarei curioso di sapere quanti lavoratori hanno avuto un guadagno da questa abolizione; o, in alternativa, chi ritiene che le dimissioni in bianco siano qualcosa di buono (uno così vorrei proprio conoscerlo).
Alitalia
Chiariamoci, qui tanta parte della colpa ce l'hanno i sindacati, ma sostenere le loro demenziali posizioni sarebbe stato forse un po' più impegnativo se qualcuno non avesse sbandierato una presunta cordata italiana che al tempo in realtà non esisteva e che ci ha fatto sputtanare trecento di milioni di Euro in più di quanto previsto originariamente. Personalmente avrei preferito che fossero usati per altro.
Ora, il piano Air France era: acquisto della compagnia, 2000 esuberi, varia assistenza ai neolicenziati (indennizzo fino a X anni o al nuovo posto di lavoro), compagnia nel gruppo Air France KLM.
Piano della cordata: lo Stato si piglia la "bad company"(ovvero tutti i debiti) da pagare, 5000 esuberi (in realtà Alitalia+Air One è 20mila persone e il risultato dev'essere 11mila, ma tant'è), compagnia nel "gruppo" Air One (già deboluccia di suo).
Sul probabile risultato effettivo c'è da vedere, l'unica cosa certa e che non vedo un gran miglioramento rispetto alla precedente amministrazione. Se non fosse che la cosa ha ricadute sulle mie tasche di contribuente avrei quasi gusto che la cosa fallisse del tutto per spregio ai sindacati che ho trovato veramente insopportabili.
Ah, andate a chiedere a un napoletano quanta è cambiata la situazione dell'immondizia. Gli ultimi che ho sentito non avevano notato granché.
A questo punto, considerato che la popolarità di Berlusconi aumenta, il mio dubbio è: gli italiani vogliono solo sentire che qualcosa cambia o gli interessa che cambino in meglio?
Prendo alcuni case study: la scuola, il lavoro, Alitalia.
Vediamo i cambiamenti della scuola:
- Classi più grandi, da 25 a 33 alunni
- Abolizione de facto del tempo pieno (va chiesto esplicitamente, e questo significa dover organizzare un gruppo di genitori allo scopo)
- Meno ore anche nel tempo normale (per esempio da 6 a 2 ore di laboratorio la settimana in un ITIS o come si chiama adesso)
Iniziamo dal fatto che lo studente è per forza meno seguito (e io in una classe di 33 ci sono stato). Poi ci sarebbe da ricordare che le famiglie monoreddito non mi sembra siano esattamente in crescita. Quanto ad avere meno ore, forse sono io che sono strano, ma dubito che riducendole i ragazzi imparino di più.
Certo, c'è la contropartita per cui la scuola costa meno grazie ai licenziamenti dei precari, cosa che naturalmente non riguarda gli indispensabili professori di religione che vennero regolarizzati qualche anno fa dalla Moratti (in un momento in cui si tagliavano i fondi alla scuola pubblica) e che sicuramente sono più necessari dei professori di matematica o italiano. Certo, a questo punto si fa prima a dire chiudiamo tutto così costa zero (che sarebbe poi l'ideale berlusconiano, così a occhio).
Il lavoro.
Senza grandi fanfare, guarda un po', il nuovo governo ha abolito la norma del precedente, imperfetta quanto vogliamo, che contrastava le dimissioni in bianco. Affogando il tutto in un provvedimento su "Semplificazione e competitività".
Sarei curioso di sapere quanti lavoratori hanno avuto un guadagno da questa abolizione; o, in alternativa, chi ritiene che le dimissioni in bianco siano qualcosa di buono (uno così vorrei proprio conoscerlo).
Alitalia
Chiariamoci, qui tanta parte della colpa ce l'hanno i sindacati, ma sostenere le loro demenziali posizioni sarebbe stato forse un po' più impegnativo se qualcuno non avesse sbandierato una presunta cordata italiana che al tempo in realtà non esisteva e che ci ha fatto sputtanare trecento di milioni di Euro in più di quanto previsto originariamente. Personalmente avrei preferito che fossero usati per altro.
Ora, il piano Air France era: acquisto della compagnia, 2000 esuberi, varia assistenza ai neolicenziati (indennizzo fino a X anni o al nuovo posto di lavoro), compagnia nel gruppo Air France KLM.
Piano della cordata: lo Stato si piglia la "bad company"(ovvero tutti i debiti) da pagare, 5000 esuberi (in realtà Alitalia+Air One è 20mila persone e il risultato dev'essere 11mila, ma tant'è), compagnia nel "gruppo" Air One (già deboluccia di suo).
Sul probabile risultato effettivo c'è da vedere, l'unica cosa certa e che non vedo un gran miglioramento rispetto alla precedente amministrazione. Se non fosse che la cosa ha ricadute sulle mie tasche di contribuente avrei quasi gusto che la cosa fallisse del tutto per spregio ai sindacati che ho trovato veramente insopportabili.
Ah, andate a chiedere a un napoletano quanta è cambiata la situazione dell'immondizia. Gli ultimi che ho sentito non avevano notato granché.
A questo punto, considerato che la popolarità di Berlusconi aumenta, il mio dubbio è: gli italiani vogliono solo sentire che qualcosa cambia o gli interessa che cambino in meglio?
Etichette: Berlusconi, cambiamento, italia, lavoro, politica, popolarità, scuola, SPQI
9.2.08
Taxxi!

Devo ammettere che non sono stato affatto contento di quando Bersani ha ceduto nelle trattative con i tassisti. Non fosse altro perché significava mostrarsi deboli per qualsiasi altra rivendicazione: se una categoria può usare dimostrazioni di forza (illegittime) per far annullare una riforma, tutti gli altri potranno comprensibilmente pretendere lo stesso trattamento; e chi invece non può bloccare il funzionamento del paese diventa più debole.
C'è chi considera queste situazioni le dimostrazioni di una tipicità tutta italiana, di quelle che ci fanno presumibilmente ridere dietro da tutto il mondo. Ad esempio dalla Francia, dove regn... governa un pallutissimo Sarkozy foriero di una politica di destra pragmatica ed efficiente.
A quanto pare, tralasciando le menate sull'odio Francia-Italia di Repubblica (e altre sul come il singolo italiano viene visto all'estero), le cose non vanno proprio così: a quanto pare, i tassisti francesi si sono incazzati anche prima che da noi, con rapidissimo (e, per carità, pragmatico ed efficiente) tappeto rosso.
Credo che questa sia stata la vignetta meno laboriosa di tutta la mia "carriera" di satiro.
Etichette: bersani, destra, francia, italia, liberalizzazioni, manifestazioni, sarkozy, taxi
22.12.07
Lack of communication
C'è una costante nella storia della sinistra italiana, oltre all'incapacità di andare d'accordo per più di 30 secondi consecutivi, ed è l'incapacità di comunicare la propria azione. Anche solo in senso propagandistico: chiunque ci tiene a rendere più pubblico possibile un provvedimento che ritiene rilevante. Eppure la sinistra non lo sa fare. Lo dice, ma non saprà mai spararlo a prima notizia come una sana strategia vorrebbe.
Prendiamo un paio di eventi di questi giorni. Non sono passati del tutto sotto silenzio, ma sono convinto che un altro politico a caso li avrebbe ultrapubblicizzati e proposti come un, che so, nuovo miracolo :D
Il primo è il cambiamento del prezzo della benzina. Quando ormai lo stesso fatto che Bersani dovesse incontrare i "petrolieri" veniva visto con un certo scetticismo riguardo all'utilità e alla sincerità della cosa, ecco che l'Agip (dello Stato) abbassa il prezzo della benzina di 6 centesimi al litro e si impegna ad aggiornare ogni 2 mesi il suo prezzo per stare sulla media europea. È prevedibile che col tempo la concorrenza dovrà adeguarsi.
Ora, questa quota equivale più o meno al maggior costo industriale del carburante in Italia, che non aveva particolari giustificazioni. Certo, stava partendo un'indagine antitrust a riguardo, ma si sa che in Italia a volte queste si traducono in una multa pagata e nessun cambiamento. E, senza falsi moralismi, è vero che sarebbe stato imbarazzante per lo Stato il fatto che ci venisse coinvolta anche la sua compagnia.
Resta il fatto che non era un provvedimento banale, visto che significa anche per lo Stato rinunciare a guadagni in tasse e in entrate come azionista.
Il risultato però è che il tanto richiesto calo ci sarà (per ora solo sulla rete Agip).
Ed è stato anche comunicato al pubblico, ma mi sarei aspettato maggiore impegno; forse è mancato perché la maggioranza era concentrata su altri problemi. Uno a caso, con cui il provvedimento sarebbe probabilmente stato lanciato a 6 canali unificati, ringrazia.
Altra cosa: la moratoria sulla pena di morte.
Non mi faccio illusioni, non cambierà da un giorno all'altro la posizione delle nazioni che ancora la usano, ma è comunque la dimostrazione che l'Italia a livello internazionale sa fare qualcosa di più che farsi dettare scelte e posizioni da George W. (o meglio, da chi gli tira i fili).
Anche qui, però, penso che altri avrebbero sfruttato meglio la cosa.
Ci sarebbe anche l'incontro di Prodi con Zapatero e Sarkozy (ma come, non c'erano i perfidi comunisti che parlavano solo con altri perfidi comunisti?), ma sarebbe poco serio parlare di un'incontro che non è più di una dichiarazione di intenti, per ora. Tra un 10 anni però potremmo ricordarlo come un momento rilevante.
Tra parentesi, una notizia buona (oggi sono in modalità cronaca): Alitalia ad Air France (e qui c'è ancora lo Stato).
C'è stato il coraggio di affidare fuori d'Italia, contro l'ipotesi più rischiosa di un rilancio tramite una compagnia italiana ma che di Alitalia era più concorrente che altro, e soprattutto che avrebbe sofferto molto di più per reggere l'operazione.
Diciamocelo, non può (e non poteva) essere più considerato un tabù l'idea di vendere una compagnia italiana a un altro paese europeo (e sia chiaro: europeo, non è un dettaglio da poco). L'argomento non è nuovo, per carità, ma il fantasma è stato agitato più volte nei giorni scorsi, compresa una dichiarazione in cui si diceva che cedere ad Air France sarebbe stato come dire "Noi non la sappiamo gestire". Oddio, non so che altro potesse dimostrare la situazione di Alitalia.
E adesso si spera che la scelta dia buoni frutti (ma onestamente non ce la vedo Air France a fallire a causa di Alitalia).
E qui vorrei chiudere con un pensiero, non tanto riguardante la sinistra quanto il paese in sé.
L'Italia, quando e se vuole, è in grado di fare scelte, se non proprio "coraggiose" (termine ingombrante), non banali. Vorrei solo che se lo ricordasse più spesso.
Prendiamo un paio di eventi di questi giorni. Non sono passati del tutto sotto silenzio, ma sono convinto che un altro politico a caso li avrebbe ultrapubblicizzati e proposti come un, che so, nuovo miracolo :D
Il primo è il cambiamento del prezzo della benzina. Quando ormai lo stesso fatto che Bersani dovesse incontrare i "petrolieri" veniva visto con un certo scetticismo riguardo all'utilità e alla sincerità della cosa, ecco che l'Agip (dello Stato) abbassa il prezzo della benzina di 6 centesimi al litro e si impegna ad aggiornare ogni 2 mesi il suo prezzo per stare sulla media europea. È prevedibile che col tempo la concorrenza dovrà adeguarsi.
Ora, questa quota equivale più o meno al maggior costo industriale del carburante in Italia, che non aveva particolari giustificazioni. Certo, stava partendo un'indagine antitrust a riguardo, ma si sa che in Italia a volte queste si traducono in una multa pagata e nessun cambiamento. E, senza falsi moralismi, è vero che sarebbe stato imbarazzante per lo Stato il fatto che ci venisse coinvolta anche la sua compagnia.
Resta il fatto che non era un provvedimento banale, visto che significa anche per lo Stato rinunciare a guadagni in tasse e in entrate come azionista.
Il risultato però è che il tanto richiesto calo ci sarà (per ora solo sulla rete Agip).
Ed è stato anche comunicato al pubblico, ma mi sarei aspettato maggiore impegno; forse è mancato perché la maggioranza era concentrata su altri problemi. Uno a caso, con cui il provvedimento sarebbe probabilmente stato lanciato a 6 canali unificati, ringrazia.
Altra cosa: la moratoria sulla pena di morte.
Non mi faccio illusioni, non cambierà da un giorno all'altro la posizione delle nazioni che ancora la usano, ma è comunque la dimostrazione che l'Italia a livello internazionale sa fare qualcosa di più che farsi dettare scelte e posizioni da George W. (o meglio, da chi gli tira i fili).
Anche qui, però, penso che altri avrebbero sfruttato meglio la cosa.
Ci sarebbe anche l'incontro di Prodi con Zapatero e Sarkozy (ma come, non c'erano i perfidi comunisti che parlavano solo con altri perfidi comunisti?), ma sarebbe poco serio parlare di un'incontro che non è più di una dichiarazione di intenti, per ora. Tra un 10 anni però potremmo ricordarlo come un momento rilevante.
Tra parentesi, una notizia buona (oggi sono in modalità cronaca): Alitalia ad Air France (e qui c'è ancora lo Stato).
C'è stato il coraggio di affidare fuori d'Italia, contro l'ipotesi più rischiosa di un rilancio tramite una compagnia italiana ma che di Alitalia era più concorrente che altro, e soprattutto che avrebbe sofferto molto di più per reggere l'operazione.
Diciamocelo, non può (e non poteva) essere più considerato un tabù l'idea di vendere una compagnia italiana a un altro paese europeo (e sia chiaro: europeo, non è un dettaglio da poco). L'argomento non è nuovo, per carità, ma il fantasma è stato agitato più volte nei giorni scorsi, compresa una dichiarazione in cui si diceva che cedere ad Air France sarebbe stato come dire "Noi non la sappiamo gestire". Oddio, non so che altro potesse dimostrare la situazione di Alitalia.
E adesso si spera che la scelta dia buoni frutti (ma onestamente non ce la vedo Air France a fallire a causa di Alitalia).
E qui vorrei chiudere con un pensiero, non tanto riguardante la sinistra quanto il paese in sé.
L'Italia, quando e se vuole, è in grado di fare scelte, se non proprio "coraggiose" (termine ingombrante), non banali. Vorrei solo che se lo ricordasse più spesso.
Etichette: air france, alitalia, benzina, comunicazione, economia, italia, moratoria, morte, pena, politica
16.10.07
Populismo
Sembra che certe cose non si imparino mai.
E stavolta tocca a un guru della sinistra americana riabilitare il populismo. Francamente mi vengono i brividi:
e ancora (mi scuso per la lunghezza, ma mi sembrerebbe poco serio commentare senza riprendere almeno i punti principali)
In teoria tutto questo è molto bello e candido, ma fermiamoci un attimo a pensare.
Chi protesta contro la classe politica italiana attuale (proteste per alcuni versi giustissime) dice che il sistema non funziona più perché la gente non è in grado di accorgersi che elegge persone che danneggiano il paese e quindi li rimette sempre lì; direi che è innegabile, visto che in Italia nulla vieta di candidarsi come alternativa e che non esiste altro modo di restare in Parlamento che essere votati. Quindi la gente non capisce o non riesce a ottenere le informazioni necessarie a valutare la situazione.
Allo stesso tempo però si dice che bisogna fare esattamente quello che vuole la gente perché il popolo è quello che decide. Il principio è sacro, ma il ragionamento diventa incoerente.
Il popolo non va bene quando elegge Mastella ma va bene se dice di mandarlo via. Questo può avere senso solo se una parte decide che il suo giudizio vale per quello di tutto il popolo (come nei vari "Non fa quello che voglio io quindi deve andare a casa") e questo, che io sappia, non è democrazia.
La democrazia è, per forza di cose, disfunzionale. La regola democratica vuole che, se il popolo decide di eleggere il più allucinante idiota alla sua guida, l'idiota in questione lo guidi. Usare qualsiasi momento diverso dalle elezioni per decidere se il ruolo affidato dal popolo deve essere mantenuto o meno è MOLTO pericoloso e dovrebbe essere fatto con un grandissimo senso di responsabilità.
Il grande, immenso valore della democrazia non è il fatto di avere qualcuno che fa quello che vuoi tu al posto tuo, ma è il fatto di poter andare tu, se il popolo vorrà fidarsi di te (a torto o ragione che sia), a cambiare o mantenere le cose. E questo significa un sacco di lavoro, purtroppo; motivo per cui venne creato il concetto di politico di professione. Concetto che, ironia della sorte, viene avversato proprio da categorie che allo stesso tempo protestano perché non possono influire sulla politica della nazione, a causa delle difficoltà di lavoro o mancanza del suddetto ecc. ecc.
Ci si potrebbe scrivere un'enciclopedia, e la cosa molto triste è vedere qualcuno che su queste cose, da populista appunto, ci marcia sopra per una guerra sua.
Perché il populismo non è dire di cosa ha bisogno il popolo, ma dire al popolo quello che il popolo vuole sentirsi dire. Il che andrebbe benissimo, se ritenessimo che il nostro paese già sia in grado di fare le scelte migliori possibili; e se le facesse la situazione non sarebbe tremenda come lo è secondo chi protesta.
Come dicevo, ci vorrebbe un'enciclopedia più che un blog, e si andrebbe sicuramente oltre i miei ampi limiti culturali. Però c'erano alcune frasi di un documentario che passava questa sera su History Channel che sono piuttosto adatte al contesto (non sono prese parola per parola):
Il soggetto era un tale Adolf Hitler.
E stavolta tocca a un guru della sinistra americana riabilitare il populismo. Francamente mi vengono i brividi:
Cos'è il populismo? Populismo significa appellarsi alla popolazione; è un'accusa grave se viene da chi guida l'opinione pubblica. Pensano che la popolazione debba essere tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici. Pensano che la popolazione dovrebbe essere spettatrice e non partecipe.
e ancora (mi scuso per la lunghezza, ma mi sembrerebbe poco serio commentare senza riprendere almeno i punti principali)
le persone responsabili che dovrebbero guidare il Paese devono essere tenute al riparo dalle sue iniziative, dalla sua rabbia. Non è una posizione inusuale; è comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti. E' chiaro, quindi, perché le persone al potere non agiscono secondo i desideri della popolazione; questo è l'opposto di una democrazia funzionante.
In teoria tutto questo è molto bello e candido, ma fermiamoci un attimo a pensare.
Chi protesta contro la classe politica italiana attuale (proteste per alcuni versi giustissime) dice che il sistema non funziona più perché la gente non è in grado di accorgersi che elegge persone che danneggiano il paese e quindi li rimette sempre lì; direi che è innegabile, visto che in Italia nulla vieta di candidarsi come alternativa e che non esiste altro modo di restare in Parlamento che essere votati. Quindi la gente non capisce o non riesce a ottenere le informazioni necessarie a valutare la situazione.
Allo stesso tempo però si dice che bisogna fare esattamente quello che vuole la gente perché il popolo è quello che decide. Il principio è sacro, ma il ragionamento diventa incoerente.
Il popolo non va bene quando elegge Mastella ma va bene se dice di mandarlo via. Questo può avere senso solo se una parte decide che il suo giudizio vale per quello di tutto il popolo (come nei vari "Non fa quello che voglio io quindi deve andare a casa") e questo, che io sappia, non è democrazia.
La democrazia è, per forza di cose, disfunzionale. La regola democratica vuole che, se il popolo decide di eleggere il più allucinante idiota alla sua guida, l'idiota in questione lo guidi. Usare qualsiasi momento diverso dalle elezioni per decidere se il ruolo affidato dal popolo deve essere mantenuto o meno è MOLTO pericoloso e dovrebbe essere fatto con un grandissimo senso di responsabilità.
Il grande, immenso valore della democrazia non è il fatto di avere qualcuno che fa quello che vuoi tu al posto tuo, ma è il fatto di poter andare tu, se il popolo vorrà fidarsi di te (a torto o ragione che sia), a cambiare o mantenere le cose. E questo significa un sacco di lavoro, purtroppo; motivo per cui venne creato il concetto di politico di professione. Concetto che, ironia della sorte, viene avversato proprio da categorie che allo stesso tempo protestano perché non possono influire sulla politica della nazione, a causa delle difficoltà di lavoro o mancanza del suddetto ecc. ecc.
Ci si potrebbe scrivere un'enciclopedia, e la cosa molto triste è vedere qualcuno che su queste cose, da populista appunto, ci marcia sopra per una guerra sua.
Perché il populismo non è dire di cosa ha bisogno il popolo, ma dire al popolo quello che il popolo vuole sentirsi dire. Il che andrebbe benissimo, se ritenessimo che il nostro paese già sia in grado di fare le scelte migliori possibili; e se le facesse la situazione non sarebbe tremenda come lo è secondo chi protesta.
Come dicevo, ci vorrebbe un'enciclopedia più che un blog, e si andrebbe sicuramente oltre i miei ampi limiti culturali. Però c'erano alcune frasi di un documentario che passava questa sera su History Channel che sono piuttosto adatte al contesto (non sono prese parola per parola):
...diede ascolto alla rabbia dei disoccupati e dei veterani dopo la guerra e diede loro modo di incanalarla. [...] Si propose come un uomo ragionevole, disposto a capire i problemi per realizzare il bene del paese
Il soggetto era un tale Adolf Hitler.
Etichette: chomsky, grillo, hitler, italia, politica, populismo, v-day
14.10.07
Les primarie
Un paio di pensieri volanti (postati in ritardo perché ultimamente Blogger pubblica quando gli pare).
Affluenza assolutamente positiva, oltre i 3 milioni. Questa non è solo una questione riguardante la sinistra ma il paese in generale. La gente si rende conto che se è importante incazzarsi è anche importante usare tutte le occasioni possibili per influenzare il processo democratico.
Qualcuno ha già osservato che alle precedenti primarie i votanti erano 4 milioni, ma guardiamo ad alcuni fattori: voto di protesta contro Berlusconi e prime primarie del paese. Stavolta invece non c'era l'effetto novità e il voto riguarda parte di una coalizione divisa e al governo con tutte le difficoltà che si sanno. Senza contare le campagne contro ogni genere di rapporto tra cittadini e politica di Grillo e simili e, ultimo ma non meno importante, il fatto che a votare non ci va chi segue un'intera coalizione ma solo una parte.
Per quanto riguarda i risultati veri e propri, sono tutto sommato abbastanza contento, anche se sono diversi dalle mie previsioni. NOTA: al momento di scrivere avevo solo le prime proiezioni
Sulla vittoria di Veltroni non c'erano dubbi, e tutto sommato è un bene: sa comunicare bene alla gente, anche se a volte mostra un'attitudine al bispensiero inquietante (riproposta alla grande da Crozza stasera). Il problema era l'eventualità che il centro non si sentisse rappresentato, con tutte le conseguenze che potevano esserci (dall'uscita agli elettori che potrebbero non fidarsi in futuro). Sia come sia, alla fine ho votato Letta, pensando che avesse più possibilità lui rispetto alla Bindi di fare "massa" e quindi bilanciare il tutto.
E invece c'è un Veltroni al 75% e la Bindi seconda arrivata con 13-14%. Se, personalmente, Veltroni l'avrei preferito al 70%, sono molto contento che al secondo ci sia la Bindi.
Sia chiaro, da molte delle sue opinioni mi separa qualche oceano, ma tendo a rispettare il fatto che abbia lavorato su questioni (in teoria) in conflitto con le sue posizioni con molta serietà, effettuando qualcosa che assomigliava non poco a un mezzo suicidio politico (es. i DiCo).
Sia come sia, il centro dovrebbe avere il suo spazio e, per una volta, si è premiato qualcuno più per le azioni che per l'immagine.
Ora il più (ed è un più mica da poco) è che questa premessa venga tradotta concretamente in una forza positiva. Ugualmente importante è che i cittadini si ricordino anche in futuro che il loro prendere parte alla vita politica del paese non è un optional ma è parte integrante della democrazia (fermo restando che tenersene fuori è un diritto).
Affluenza assolutamente positiva, oltre i 3 milioni. Questa non è solo una questione riguardante la sinistra ma il paese in generale. La gente si rende conto che se è importante incazzarsi è anche importante usare tutte le occasioni possibili per influenzare il processo democratico.
Qualcuno ha già osservato che alle precedenti primarie i votanti erano 4 milioni, ma guardiamo ad alcuni fattori: voto di protesta contro Berlusconi e prime primarie del paese. Stavolta invece non c'era l'effetto novità e il voto riguarda parte di una coalizione divisa e al governo con tutte le difficoltà che si sanno. Senza contare le campagne contro ogni genere di rapporto tra cittadini e politica di Grillo e simili e, ultimo ma non meno importante, il fatto che a votare non ci va chi segue un'intera coalizione ma solo una parte.
Per quanto riguarda i risultati veri e propri, sono tutto sommato abbastanza contento, anche se sono diversi dalle mie previsioni. NOTA: al momento di scrivere avevo solo le prime proiezioni
Sulla vittoria di Veltroni non c'erano dubbi, e tutto sommato è un bene: sa comunicare bene alla gente, anche se a volte mostra un'attitudine al bispensiero inquietante (riproposta alla grande da Crozza stasera). Il problema era l'eventualità che il centro non si sentisse rappresentato, con tutte le conseguenze che potevano esserci (dall'uscita agli elettori che potrebbero non fidarsi in futuro). Sia come sia, alla fine ho votato Letta, pensando che avesse più possibilità lui rispetto alla Bindi di fare "massa" e quindi bilanciare il tutto.
E invece c'è un Veltroni al 75% e la Bindi seconda arrivata con 13-14%. Se, personalmente, Veltroni l'avrei preferito al 70%, sono molto contento che al secondo ci sia la Bindi.
Sia chiaro, da molte delle sue opinioni mi separa qualche oceano, ma tendo a rispettare il fatto che abbia lavorato su questioni (in teoria) in conflitto con le sue posizioni con molta serietà, effettuando qualcosa che assomigliava non poco a un mezzo suicidio politico (es. i DiCo).
Sia come sia, il centro dovrebbe avere il suo spazio e, per una volta, si è premiato qualcuno più per le azioni che per l'immagine.
Ora il più (ed è un più mica da poco) è che questa premessa venga tradotta concretamente in una forza positiva. Ugualmente importante è che i cittadini si ricordino anche in futuro che il loro prendere parte alla vita politica del paese non è un optional ma è parte integrante della democrazia (fermo restando che tenersene fuori è un diritto).
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