3.12.08

Bravo Silvio: che Europa sia! 

Quando ha ragione ha ragione.

L'Europa ha detto che bisogna rialzare l'IVA a Sky per portarla a quella dei concorrenti altrimenti apre una procedura d'infrazione e ci multa. Benissimo fa Berlusconi a rispettare questa richiesta.

A questo punto non vedo l'ora di vedergli soddisfare la Corte di Giustizia Europea da cui veniamo multati di 130 milioni di euro l'anno (mica pochi, in periodi di crisi) per le frequenze non concesse a Europa 7 quando un'altra rete (4) trasmette senza concessione in tutto il territorio nazionale.

Ma ho il sospetto che QUESTI 130 milioni l'anno non siano un problema per le casse dello Stato, vero?

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8.7.08

Ma siamo sicuri che l'anima ce l'abbiano? 


Ecco, gli anglicani ne hanno combinata un'altra e, a sentire Radio Vaticana, stavolta hanno fatto piangere sul serio chi di dovere. Perché, insomma, si può pure passare amabilmente sopra a secoli di liti e al fatto che, bene o male, una chiesa sia nata per capriccio e interesse (più il secondo, diciamolo) di un singolo sovrano, ma che questi depravati si mettano prima a far celebrare messa alle donne e poi pure a dargli posti di autorità è troppo!
E basta pure col dialogo, che qui si è veramente passato il segno!

Il che, fatalmente, mi fa porre uno dei soliti, noiosissimi interrogativi. Questa reazione così forte avviene in un quadro in cui:
- la chiesa anglicana decide una cosa che riguarda sé stessa
- il fatto che, eventualmente, in essa possa provocarsi uno scisma non mi sembra un problema del Vaticano (anzi, al massimo ci guadagna)
- questo non ha in alcun modo ricadute sul modo di concepire il cristianesimo del Vaticano
- non si discute se il Vaticano debba essere o meno d'accordo, ma sul fatto che la cosa sia tanto grave da danneggiare il dialogo tra le due chiese
Date queste premesse, domanda: *esattamente*, per quale motivo non va bene che una donna possa essere vescovo?
Ovvero: dove e come ciò nuoce alla cristianità?
Si prega di non fornire spiegazioni tipo "ma nella Bibbia non ci sono apostole e poi la Maddalena sappiamo cos'era", visto che nel mondo di allora un'apostola li avrebbe fatti lapidare tutti seduta stante.

E fin qui ancora passi, solo sarebbe carino che la si smettesse di dire "Certo, la donna è pari all'uomo" ecc ecc salvo poi saltare per aria appena una donna, casualmente, si trova in un ruolo importante che tradizionalmente spettava a un uomo. Sarebbe più coerente avere il coraggio di dire come una volta: "per noi la donna dev'essere sottomessa e vaffanculo".
Certo, per la popolarità non è il massimo, ma sarebbe più onesto.

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3.4.08

Il concetto di responsabilità 

[Sì, è lungo, ma consideratelo 3 post combinati. PS: e lo uso pure bene :P]
[PPS: contiene volgarità, sono stressato]

Onestamente non è che abbia molta voglia di bloggare in campagna elettorale, a questo giro, forse anche perché ho parecchie altre cose importanti da seguire e forse perché la campagna è oggettivamente noiosa (e questo, badate, per una volta è forse anche un bene).
Però ci sono cose che mi fanno frullare lo stesso.
Una in particolare sono gli opportunisti del cazzo. Prendiamo, giusto per par condicio, Ferrara e la Binetti. Li distinguete perché Ferrara è quello (purtroppo) furbo.

Ferrara è un colossale ipocrita. Come tutti gli ipocriti furbi ci guadagna praticamente sempre, altrimenti ce ne saremmo scordati da anni. Ma in qualche modo, soprattutto con la raffinatissima tecnica del "Ti dò un calcio nei coglioni, ti insulto, e poi dico che ho grandi valori", ce lo troviamo tra i piedi.
Quando uno così ti va a fare il comizio della sua lista di pongo in Piazza Maggiore a Bologna, però, dovresti pensare che stai sbagliando qualcosa se gli tiri di tutto e lui ha la faccia di uno che orgasma.
"Ma Ferrara è lo schifo, quindi gli tiro sassi"
Ecco, bravo pirla. La prima parte è vera e dimostrabile scientificamente. La seconda è la pirlata con cui lo fai finire in prima pagina, lo fai diventare vittima e lo nutri sapientemente di quella merda in cui sguazza gioiosamente.
Come si diceva: Ferrara è furbo, o almeno più dei suoi avversari.

Ora veniamo alla Binetti.
C'è un buffo concetto in Italia, ovvero che si fa sempre quel cazzo che si vuole perché le responsabilità le hanno solo gli altri.
Ad esempio c'erano nell'Unione quelli che:
- Ho firmato il programma ma non tutte quelle pagine
- Ho firmato il programma ma non dicevo sul serio
- Il programma non lo firmo però voglio venire lo stesso e avere la degustazione
- Il programma lo firmo perché tanto credo che non presenterai mai quelle norme
Ora, chi ha un atteggiamento simile alla domanda "Ma sarai mica stronzo?" dovrebbe rispondere "Sì, certo" senza esitazioni e con un bel sorriso.
Invece no, loro "ci hanno la morale". Ad esempio la Binetti si fa eleggere dal PD ma da sempre ci fa sapere che se il partito decide di votare una legge che non le va lei se ne frega e fa quello che le pare. Per carità, nel SUO caso è un diritto perché lei ha la morale elevata e quindi i froci le fanno schifo (diciamola come si dice). Naturalmente voglio vedere cosa direbbe se un altro del PD alla legge che piace a lei dicesse "Vaffanculo, non te la voto".
Mi chiedo sempre perché questa gente il partito che vuole non se lo fa, invece che farsi piazzare in lista e poi fottersene allegramente del fatto che un partito è una *collettività*.
Anche perché, diciamolo, non vedo come, in quest'ottica, la Binetti possa garantire che invece voterà quello che non le piace anche se non ci sono questioni morali di mezzo.

Chiudiamo la carrellata con la sanità.
Ultimamente emerge sempre più il problema dell'obiezione in campo medico e farmaceutico, il caso più recente quello di due ragazze di Siena a cui è stata negata la pillola del giorno dopo. Notare: NON pillola abortiva, questa è considerata ANTICONCENZIONALE.
Motivo? Si obietta.
Ora, forse io sono un feroce oscurantista distruggi-principi e provoca guerre che odia la famiglia e mangia i bambini, ma questo estendersi dell'obiezione di coscienza mi sembra una stronzata pazzesca.
L'obiezione di coscienza nasceva in un quadro molto particolare, ovvero quello in cui lo Stato ti obbligava a fare qualcosa che consideravi moralmente riprovevole per il semplice fatto che eri nato sul suo territorio (con pochissime eccezioni).
Ora, lo Stato non mi risulta arruoli a forza farmacisti (o poverelli) o medici.
Posso capire, comunque, che uno non voglia ESEGUIRE gli aborti, essendo una questione tanto grave (certo, basterebbe lavorare in altri rami, non è che la medicina sia proprio piccola come campo, ma tant'è).
Inizio a non capire quando uno dice che non vuole vendere o prescrivere farmaci (a cui uno avrebbe legalmente diritto) con cui altri possono fare la cosa disapprovata, perché in questo caso non solo eserciti la tua libertà ma calpesti quella altrui. Ci sono tanti altri mestieri bellissimi.
Se poi iniziamo pure a dire che ci si può rifiutare di fare qualsiasi cosa che possa diventare non-punitiva di una condotta che noi disapproviamo il risultato è che il concetto di servizio pubblico va a finire nel cesso. Anche perché a questo punto chiunque dovrebbe avere diritto di applicare il concetto come gli pare in tutti i campi (dai, facciamo che uno può obiettare all'uguaglianza tra etnie e dire che i negri nel suo locale non ci entrano, e gli si deve pure fare i complimenti).
A questi simpatici signori (che tanto non leggeranno mai il mio blog) comunico allora che, per obiezione di coscienza contro l'ipocrisia, decido di obiettare al rispetto per la loro etica di gomma e li mando serenamente a cagare. Almeno *IO* non faccio danni a nessuno.

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8.2.08

Gomblotti, gomblotti... 

La vita è sempre più facile da gestire quando si ha qualcosa su cui scaricare i propri problemi, indipendentemente dal fatto che ne sia la causa specifica, e a volte anche indipendentemente dal fatto che il qualcosa faccia ciò di cui è accusato.
L'importante è stabilire e ricordarsi costantemente che è il male. Un po' il principio di "dai una sberla a tua moglie; tu non sai perché ma lei sì".

Un buon esempio di qualche tempo fa era la mitica catena di S.Antonio sui benefici dei parlamentari, totalmente inventata. Il lato comico era che sarebbe bastato contestare quello che effettivamente hanno i suddetti parlamentari per aprire una polemica più che sostenibile; con questa fregnaccia, invece, i contestati hanno potuto rispedire al mittente e farsi pure passare per vittime (che per certi versi erano, visto che i benefici in questione erano inesistenti).

Un altro esempio è il classicissimo tormentone su papa "Nazinger". Apparentemente il fatto di essersi arruolati nella gioventù hitleriana dopo solo quattordici anni di vita e indottrinamento nella Germania nazista, luogo notoriamente rispettoso e promotore delle vere inclinazioni individuali, rende nazisti straconvinti e impenitenti.
Per carità, è verissimo che altri fecero scelte diverse nella stessa situazione, ma non si può considerare come fosse stata la scelta di un adulto libero, non indottrinato e in un paese "normale". Ci sono tanti altri temi seri su cui le posizioni e le azioni di Ratzinger possono essere criticabili, possibile che bisogni tirar fuori l'unica cosa che è assolutamente priva di valore?

Per queste cose poi una miniera è il blog di Beppe Grillo. Voi mi direte: che lo leggi a fare se pensi che siano idiozie? Per lo stesso motivo per cui mi informo su cosa dicono o fanno Bush, Ratzinger, Berlusconi e così via. Ma restiamo in argomento.
Ricordo un post sul tremendo complotto della società stessa per rendere infelice la gente. In pratica delle ragazze erano salite su un vagone della metropolitana di Milano e si erano messe a cantare; poco stranamente, qualcuno gli aveva fatto notare che rompevano un po' le balle. Nel blog di Grillo questo era un chiaro segno della volontà di limitare la libertà di espressione e di costringere la gente all'infelicità. Il singolo come pericolo temuto dalla società al punto da volerlo attivamente rendere infelice (anzi, renderli infelici uno per uno, i membri della società!), un capolavoro. Chiariamoci: di fronte alla società tutta, il singolo è una cacchetta, siamo in Cina o in Europa o dove volete; la società lo colpirà direttamente solo se acquisisce una "massa" tale da essere rilevante (vedi i personaggi pubblici).

Più inquietante, qualche giorno fa sempre in area Grillo, la tesi per cui l'ex ministro Veronesi letteralmente "creerebbe" il cancro intenzionalmente per arricchirsi con la sua fondazione. La prova? Il fatto che la fondazione è finanziata dalle società che costruiscono e gestiscono gli inceneritori.
Questo per certi versi è un piccolo gioiello della complottistica, perché, effettivamente, gli elementi sono nella "posizione giusta". Il problema è che, invertendo gli operatori, il risultato cambia.
C'è una regola per qualsiasi capitalista furbo: se anche solo la gente pensa che tu provochi un danno di qualche tipo, fai donazioni a riguardo. Magari non te ne frega una mazza, magari lo sai ma lo fai apposta perché ci guadagni, ma in ogni caso fai le donazioni; magari puoi anche aggiungere al miglioramento di immagine qualche detrazione fiscale.
È quindi banale che le società degli inceneritori facciano donazioni a una fondazione contro il cancro.
Per quanto riguarda Veronesi, il suo "complotto" avrebbe molto più senso se avesse una casa farmaceutica, magari. Il che non vuol dire che sia perfetto, geniale o che altro, ma da qui a una specie di dottore pazzo barra genio del male stile film di James Bond ce ne passa. Certo, l'untore è sempre un vecchio classico di successo...

Sempre in tema di inceneritori, c'è chi sostiene che il dramma rifiuti napoletano sia stato creato apposta dai politici per imporre la costruzione degli inceneritori contro la volontà delle genti campane.
Considerato che la crisi dei rifiuti di Napoli si è sviluppata con impressionante costanza negli ultimi vent'anni, non si può dire che i nostri politici manchino di lungimiranza. E hanno anche gusto per la sfida, visto che aspettando tutti questi anni farebbero costruire i loro amati inceneritori proprio nel periodo in cui la coscienza ambientale (o presunta tale) genera le maggiori resistenze possibili.

Certo, la realtà spesso è banale e noiosa.
Per esempio, oggi, nella rubrica degli SMS a un giornale locale, leggo di un cittadino che si inviperisce: la data delle nuove elezioni è stata scelta perché così cade appena dopo il termine per la pensione ai parlamentari, ovvero 2 anni, sei mesi e un giorno.
Il problema è uno solo: le date.
Elezioni 2006: aprile. Elezioni 2008: aprile.
Come tra l'aprile 2006 e l'aprile 2008 possano passare 2 anni, sei mesi e un giorno, devo ancora spiegarmelo.
La cosa buffa è che durante i giorni della crisi si era detto che una speranza per il governo potevano essere proprio tutti i parlamentari "nuovi" che volevano arrivare al termine per la pensione.
Ma, anche qui, la realtà è noiosa, e metterci qualche cattiveria ai propri danni la rende più sopportabile.

Naturalmente in nessuno di questi casi il pensiero del "complotto" ha alcuna utilità nel risolvere i problemi veri, ma in fondo risolveri richiede tempo e fatica, e gran parte dei problemi della società non vengono risolti entro gli anni di vita di chi inizia a occuparsene. E allora perché farlo?

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6.2.08

Se sei negro nessuno può sentirti urlare... 

Consideratela una pre-bonus track di qualche futuro post su Obama e Veltroni, non ho voglia di contestualizzarla più di tanto.

Quand'ero piccolo ricordo che avevamo un compagno, di scuola o oratorio non mi sovviene, nero. Anzi, al tempo era negro. Non c'era niente di offensivo nel termine, non fosse altro perché a Bologna sentivo usare più spesso "marocchino", solitamente per definire chiunque venga da più a sud dei confini provinciali.
Poi arrivò il politically correct, e da allora non è più stato negro. Non che sia diventato bianco, ma "negro" era diventato esclusivamente razzista; non a causa di chi lo usava, paradossalmente, ma di chi non voleva usarlo. Nel frattempo i bolognesi continuarono a usare la parola "marocchino" con tutto lo spregio che potevano desiderare. Oppure "di colore" con la faccia di chi si aspetta di vedere un clown pittato nelle maniera più assurde; per tacere del fatto che bianco e nero sono entrambi non-colori.
Col tempo poi marocchino ha ceduto il posto a nordafricano e viene usato solo per gente effettivamente nordafricana (più qualcuno troppo abbronzato, ma se lo ferma la polizia vorrai mica che sia italiano), non risolvendo il fatto che se tu dici "di colore" o "nordafricano" sputando per terra e bestemmiando forse esprimi un'ombra più razzismo che a dire "Oggi ti presento un mio amico, è quel ragazzo negro con la maglia a quadri alla festa".

Quello che la brigata politically correct (macellatori di lingue e promotori di ipocrisia come pochi se ne sono visti nel XX secolo) non ha mai voluto capire è che le parole non hanno potere in sé, ma solo attraverso il significato che gli si fa dare.
Tanto che tutte le istanze di negritudine di questo mondo (anche quelle altrocolorate o negrizzate da status non etnici) continuano a prendersi le loro raffiche di calci nelle palle, ma se si lamentano gli rispondono "Cazzo vuoi ancora che già ti rispetto, diversamente bianco? Ecco, neanche sai cos'è la gratitudine!"

Ecco, continuo a pensare che la soluzione migliore sia "diversamente bianco".

PS: e non chiedetemi perché bloggo una banalità simile oggi, non ne ho la minima idea neanch'io. Negri :P

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1.2.08

Relativisti? Tié! (o I più uguali parte 2) 



Piccola premessa. Questo non è un NUOVO attacco alle gerarchie vaticane, ma un VECCHIO attacco, nel senso che doveva essere la parte seconda di un post precedente, poi rimasta incastrata nelle pastoie della crisi di governo e altre faccende assortite. Non accanimento, quindi ma completamento.

In realtà, a dirla tutta, non è nemmeno un attacco.
Anzi, io oggi dico che Papa Benedetto XVI HA RAGIONE e voglio anzi riproporre il suo messaggio per la Giornata della comunicazione.
In particolare ho apprezzato questo passaggio:

Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore.


Giusto, giustissimo, bravo. Anzi, aggiungo:

L’uomo ha sete di verità, è alla ricerca della verità; lo dimostrano anche l’attenzione e il successo registrati da tanti prodotti editoriali, programmi o fiction di qualità, in cui la verità, la bellezza e la grandezza della persona, inclusa la sua dimensione religiosa, sono riconosciute e ben rappresentate.


Splendido, assolutamente.

Recupero anche un passaggio iniziale, sempre importantissimo:

I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale.


E io quindi APPLAUDO questi sani principi, e voglio iniziare una sana battaglia contro il relativismo nei media per la Verità in cui credo.

Tanto per cominciare, c'è in Italia un gruppo di potere che usa i media per fini ideologici e, col pretesto di rappresentare la realtà, cerca di imporre un modello di vita distorto e che nega la bellezza e la grandezza delle persone, vuole sottomettere chi non condivide le sue idee al suo interesse e si oppone a legami e solidarietà non conformi ai suoi modelli.

In nome di Benedetto XVI: fermate Joseph Ratzinger.

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