10.4.08

Ancora sulla comunicazione 

Riprendo un post di qualche tempo fa dopo aver letto su Repubblica (no, il punto della pagina non lo ricordo [EDIT] ora me lo ricordo) di come, sui blog di politica, si diffonda sempre più un'impostazione di rifiuto di posizioni avverse.

Io capisco che uno tagli dai commenti spam e insulti, quello è giustissimo, ma sono più perplesso sui commenti veri quando questo è giustificato dal rifiuto di discutere i presupposti o di accettare la presenza di chi è di idee diverse (un blog del PdL diceva che non voleva commenti dei "comunisti" perché "non mi devono venire a dire come comportarmi in casa mia").

Nel primo caso va da sé che se io pretendo che siano accettati integralmente i presupposti (e quindi anche la logica di base del ragionamento) si arriva per forza alla stessa conclusione, il che significa che accetto solo chi mi dà ragione, il che è fondamentalmente la stessa cosa del secondo caso appena declinata.

E mi chiedo che significato ha la comunicazione. Se la riduciamo a "parliamo solo con chi è d'accordo con me" mi sembra uno spreco di tempo.
Farsi i pompini a vicenda sarà pure gradevole, ma personalmente preferisco la gnocca, e i diversi presupposti portano a cercare posizioni sulla lunga distanza molto più appaganti. Bella metafora, eh?

Insomma, chi me lo fa fare di scrivere a notte fonda su un blog che comunque non mi renderà famoso se oltre a non trarne attenzione non ne traggo nemmeno un po' di confronto (e quindi, non si sa mai, saggezza) in più? Niente mi vieta di dire "Non sono d'accordo, vaffanculo" come risposta a chi mi mette in discussione, ma perché non dovrei sopportarne la presenza?

Forse è solo uno dei tanti casi in cui Internet funziona esattamente al contrario di come era stata concepita.

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6.3.08

Communication Breakdown 

Ecco, Fed, tanto per tornare sull'argomento, perché mi preoccupo di comunicare nella maniera più completa possibile. perché poi succedono cose come questa, seguita da quest'altra e infine da questa.
Ora, per quel che avevo avuto modo di vedere finora, Uriel è una persona intelligente. Posso essere o meno d'accordo con le conclusioni a cui giunge sul suo blog, ma di solito lo spunto è comunque interessante. In questo caso mi sembra francamente che soffra un po' di sindrome da assedio: chi ha un parere diverso è cattivo e vuole fregarlo.
Chiariamoci: ne incontro tanta (e purtroppo in aumento) di gente che ha un approccio simile, questo è solo il caso in cui è più facile parlarne perché c'è una discussione pubblica visibile (e perché se ritenessi l'interlocutore un cretino non varrebbe la pena discuterne).

Ora, per chi non volesse rileggersi quella ventina di messaggi che ci siamo scambiati, la questione nasce da questa ipotesi di Uriel: l'idea di un partito che si propone di risolvere i conflitti sociali prima di arrivare al parlamento (avendo una base elettorale che comprende gruppi potenzialmente o tradizionalmente conflittuali) è sostanzialmente un partito fascista; nel caso specifico si parla del PD.
Fin qui tutto normale. Io metto un commento dicendo, testualmente, che trovo la sua conclusione è "un po' forzata", principalmente perché privo del resto dell'impianto fascista (ovvero partito unico ecc.) il fatto di accogliere e conciliare diverse istanze non è più caratterizzante in senso fascista.
Uriel risponde: "Astuto, ma non abbastanza."
E qui mi rendo conto che probabilmente il nostro approccio alla discussione è molto diverso, come dimostrerà il botta e risposta successivo.
Rimanendo in tema di argomentazioni, Uriel sottolinea che in ogni caso quell'argomento era effettivamente usato dal fascismo (cosa che non ho negato) e che gli altri aspetti da me indicati sono solo una questione applicativa (cosa con cui non sono affatto d'accordo). Aggiunge che la sua è una domanda binaria: dato che l'aspetto X è fascista, il PD ha degli aspetti fascisti visto che comprende X?
E qui gli faccio notare che la domanda NON è binaria nemmeno per sbaglio a causa dell'assunto iniziale. Sarebbe come dire:
- Dato che i numeri NON divisibili per due sono pari, 7 è un numero pari o dispari?
In una situazione del genere i casi sono due: o si contesta l'assunto, oppure la domanda è una tautologia. Per quanto mi riguarda, osservo che 7 è dispari E che l'assunto è sbagliato.

E a questo punto Uriel... si incazza. Secondo lui sto cercando di sviare la discussione, di usare trucchi logici (mi spiace, non sono mai stato bravo in cose del genere) perché, rullo di tamburi, sono venuto solo a fare propaganda a Veltroni, anzi, meglio, sono un fanatico veltroniano.
Ora, forse sono io, ma credo che tra ritenere una cosa positiva ed esserne fanatici ci sia una grossa differenza (più o meno quella che passa tra discutere o incazzarsi quando uno fa un'obiezione alla tua ipotesi, a voler essere polemici).
Ora, non è un segreto che io ritenga il PD una cosa positiva. Non è nemmeno un segreto che io non lo consideri nemmeno lontanamente perfetto, non fosse altro perché in teoria sarei a qualche isolato più a sinistra di buona parte delle sue posizioni. Ma in Italia si ragiona a squadre, quindi se non sei pro una cosa sei per forza a urlare e pestare nell'altra curva; o almeno questo è quanto mi portano a vedere i fatti.

Fatto sta che il risultato di tutto questo è che Uriel chiude i commenti del blog per evitare di dare spazio a chi, evidentemente, vuole metterlo in trappola. Chiariamoci, la scelta è naturalmente legittima visto che il blog è suo, come il fatto di (stando a uno dei suoi ultimi post), il fatto di inserire uno strumento di moderazione dei commenti.
Quello che mi chiedo è esattamente dove i miei commenti avessero violato le regole della comunicazione e dello scambio di idee civile, se non nel fatto di non dargli ragione. Anzi, mi sono pure beccato una buona quantità di insulti, più o meno velati.

E tutto non perché volessi convincerlo di niente, anzi.
Per qualche strano fatto statistico della vita, finisco spesso a parlare di un argomento con la gente con cui ho meno punti d'accordo a riguardo, anche un po' perché parlarne con qualcuno che la pensa come me mi annoierebbe a morte. Per lo stesso motivo però sono abituato al fatto che sia una conseguenza normale discutere e trovarsi alla fine con idee ugualmente diametralmente opposte ma, almeno da parte mia, la comprensione che la posizione contraria possa avere una sua logica, per quanto non condivisa.
È così offensivo per una persona dover dire a qualcun altro "Non sono per niente d'accordo con te" senza dover aggiungere "e tu sei in malafede"?

Quello che mi chiedo è: non dovrebbe essere ormai un assunto comune, in un era e un ambito di comunicazione nato per facilitare al massimo l'incontro tra persone lontanissime (sia geograficamente che di vedute)? Altrimenti che senso ha anche solo iniziare a comunicare?

Ecco, Fed, un altro papiro da mettere da parte :D

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