24.10.09

Brevi pensieri sulle primarie 

Le primarie del PD sono un strumento imperfetto di un partito in grande crisi, su questo non c'è dubbio; non posso dire nemmeno che tutti i candidati mi soddisfino a pieno, tutti con elementi validi ma anche con grossi punti di dubbio, e soprattutto troppo concentrati sulle primarie rispetto alle questioni politiche in Parlamento. Al tempo stesso le primarie sono, a mio personalissimo avviso, un evento importante.

Ci lamentiamo, giustamente, del fatto che i partiti sono diventati entità pressoché autocratiche fuori da qualunque contributo per i cittadini. Il bipolarismo ha peggiorato enormemente il problema. Molte delle polemiche sulle primarie si basano su questioni di regolamento: come gestire l'eventuale pareggio, la questione della registrazione e così via.
Si perde il punto centrale: la possibilità di influenzare in maniera rilevante la vita di un partito senza necessariamente farne parte. Questo in un momento in cui altre forze politiche con un sistema anche solo concettualmente analogo non ce ne sono. Acclamazione, autoproclamazione, tutto tranne un'occasione di chiedere agli elettori il loro parere.
E questo, bene o male, col tempo sta succedendo. Chi si ricorda le prime primarie? Servivano di fatto solo a legittimare ulteriormente la scelta di Prodi. Le seconde primarie? Sostanzialmente solo a confermare Veltroni.
Al terzo giro invece siamo già a una corsa tutt'altro che scontata, piacciano o meno i soggetti in gara. Una gara vera, indipendentemente dalla qualità dei candidati; che saranno pure stati prevedibili, ma intanto hanno già perso la certezza del risultato.
E questo basterebbe a dire quanto l'evento, sinistra o meno, sia importante.

Poi possiamo discutere finché si vuole se sia meglio far scegliere solo i tesserati o tutti i potenziali elettori (in questo la formula attuale non mi dispiace: scelgano gli elettori, e chi si impegna direttamente nel partito resti la scelta per lo spareggio), o se si odia di più la primaria di conferma ("Ah, è tutta una presa in giro") o quella vera ("Ah, non sanno nemmeno scegliersi un leader"), o ancora se il partito sia irrimediabilmente spacciato a prescindere perché non ha un candidato ideale (ma vi prego, non un Obama all'italiana).

Ma resta un fatto: se un cittadino (direi di sinistra ma credo che anche altri vorrebbero avere questa possibilità) vuole farsi sentire, questa è una (non l'unica, naturalmente) possibilità per farlo.

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