3.2.08

Polemica per il gusto di... 

Tra le duecento risse del paese, oggi tocca di nuovo alla legge 194. Credo che sarebbe interessante applicare un modello settimanale alle polemiche, il che renderebbe anche possibile sincronizzare il passaggio di speciali televisivi e tribune politiche varie. Mercoledì? Guardo le polemiche sul confronto tra leggi ad personam o per gli amici. Giovedì? La clonazione l'ho già polemizzata due settimane fa, vado al cinema. Comodo, no?

Comunque sia, oggi si litiga sulla 194.
Il paradosso è che questa volta il problema non è l'aborto ma quello che succede dopo (il che viene collegato non si sa bene perché al discorso di Ratzinger sull'aborto in sé).
Il tutto nasce da un documento in cui professori delle facoltà di Medicina di Roma sostengono che, una volta effettuato l'aborto, SE il neonato dovesse essere vivo, in quel caso va rianimato.
La cosa comica è che, mentre scoppia la polemica, il ministro (ormai ex) Turco fa notare che la 194 non c'entra una mazza. Non se la fila nessuno, ovviamente, del resto i giornalisti sono già lì che raccolgono dichiarazioni, quindi non si può mica dire "no, guardate, in realtà è una stronzata".

Tecnicamente parlando, il principio enunciato è quasi banale (lo sarebbe, nel leggendario paese normale, ormai locato ben oltre i paradisi più o meno terrestri e Shangri-La).
Pensiamoci: quando viene eseguito l'aborto, il neonato e la madre sono, come ben sappiamo, fisicamente legati in un essere sostanzialmente unico (ok, gli eventuali medici in ascolto rabbrividiranno, ma spero di aver reso l'idea).
Una volta eseguito l'aborto, il neonato è una persona oggettivamente separata dalla madre.
Questo significa che il suo mantenimento in vita non incide più direttamente sulla persona della madre, naturalmente. Se la gravidanza in sé era il problema, è stata rimossa, l'avere un figlio non voluto pure, in quanto esiste il non riconoscimento dei figli (e se questa possibilità venisse ricordata più spesso avremmo qualche neonato in meno nei cassonetti). Come ricordato da un membro del comitato nazionale di bioetica, si può assumere che sia implicito l'abbandono giuridico (occhio, non è un'accusa ma solo il nome tecnico di quanto detto prima).
Insomma, le due vite sono separate a tutti gli effetti. Se l'aborto era dovuto a qualche malformazione, il peso dell'affrontarla ugualmente non ricade sulla madre.
A questo punto è più che comprensibile che il parere della madre sulla rianimazione sia di fatto irrilevante. Non trovo che senso abbia il lasciar morire intenzionalmente il neonato. È quasi più pietoso quanto si fa quando si sopprimono gli animali, a confronto (se ci vedete dello humor nero, c'è tutto).

Ora, probabilmente questa vi sarà sembrata la fiera della banalità. Esatto, e dovrebbe anche esserlo. Peccato che mezzo spettro politico sia lì a scannarsi non accorgendosi nemmeno che il problema di cui parlano... non c'entra una mazza.
E via con l'UDEUR che dice che è evidente la necessità di aggiornare la 194 (peccato che già la legge preveda in sostanza il principio indicato dal documento, con l'unico distinguo sul coinvolgimento della famiglia), Mantovano di AN che tira in mezzo la questione della Sapienza e un non ben chiarito "dato di realtà", la segretaria dei Radicali che sembra riferirsi al problema della nascita di bambini malformati, Angius che parla di settimane di attacchi alla 194 (se è per questo ci sono da mesi, peccato che non c'entri una mazza col documento), e per finire un po' di attivisti pro-194 che sono andati a contestare a riguardo Ferrara e la Binetti, che approvavano il documento (probabilmente in quanto per loro era anti-194, viste le posizioni di Ferrara a riguardo).

Insomma, un'epico scontro per decidere se era ball o strike... in una partita di basket.

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Commenti:
E' una brutta abitudine degli ultimi tempi: buttare sempre tutto in rissa, da ambo le parti, senza stare a guardare di che cosa si stia parlando.
Alcune modifiche delle linee guida non dovrebbero comunque impattare sulla natura della 194. Con un analogia un po' spericolata: una legge sul limite di velocità è giusta. Poi la sua applicazione (50 km/h piuttosto che 70 o 100) dipende da tanti fattori, compreso il progresso tecnico e scientifico. Il che non mette in discussione il principio, ossia che ci debba essere un limite di velocità sulle strade per motivi di sicurezza.
 
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