27.11.04

Gli americani ci fregano... 

...o almeno così disse qualcuno.
E a ben pensarci gli esempi non mancano: come suonerebbe se la capitale d'Italia fosse... Sassuolo? (non me ne vogliano i sassuolensi, se vogliamo questo post è la dimostrazione che se si mettessero di buona lena potrebbero tranquillamente sostituire Roma)

23.11.04

I figli dell'oceano 

Capita che mi svegli...
correzione, capita che vada a dormire (quasi) pensando a tutta quella gioiosa serie di eventi che a volte spinge quel 20% di abitanti più fortunati del mondo a sentire una stretta allo stomaco (l'altro 80% non ha il problema perché lo stomaco le strette le ha continuamente). E a proposito mi piace riportare qui uno dei testi più belli che abbia letto a riguardo, forse perché non si collega a nessun caso particolare e quindi riesce a essere ancora validissimo a quindici anni di distanza.

Una nota curiosa: quando venne scritto in origine, in pochissimi capirono che si trattava di un testo "impegnato", forse per la "magia" che negli anni '80 ci faceva sognare che bastasse essere "bravi" per raddrizzare tutto il mondo. Non so se siamo tanto fortunati ad essere davanti a problemi che ora *vanno* affrontati: abbiamo l'opportunità di tentare un cambiamento ma anche tutta la frustrazione di sapere che il "nemico" è molto più difficile da sconfiggere di quanto si potesse credere.

In the misty morning, on the edge of time
We've lost the rising sun, a final sign
As the misty morning rolls away to die
Reaching for the stars, we blind the sky

We sailed across the air before we learned to fly
We thought that it could never end
We'd glide above the ground before we learned to run, run
Now it seems our world has come undone

Oh they say that it's over
And it just had to be
Ooh they say that it's over
We're lost children of the sea, oh

We made the mountains shake with laughter as we played
Hiding in our corner of the world
Then we did the demon dance and rushed to nevermore
Threw away the key and locked the door

Oh they say that it's over, yeah
And it just had to be
Yes they say that it's over
We're lost children of the sea

In the misty morning, on the edge of time
We've lost the rising sun, a final sign
As the misty morning rolls away to die
Reaching for the stars, we blind the sky

Oh they say that it's over, yeah
And it just had to be
Oh they say that it's over
Poor lost children of the sea, yeah

Look out! The sky is falling down!
Look out! The world is spinning round and round and round!
Look out! The sun is going black, black
Look out! It's never never never coming back, look out!


12.11.04

Satiri in azione 

Non ho neanche il tempo di tagliarmi i capelli (foto in arrivo così vi fate qualche risata) che ecco spuntare un nuovo giornale di satira! Sarà lo shock culturale per la capigliatura? O forse il fatto che dopo Cuore e Comix non si sapeva proprio dove guardare? Ok, Comix ce lo metto più per affetto che per altro visto che satira non era, certo ha lasciato una bella voragine.
Fatto sta che mi trovo davanti "Par Condicio": "Settimanale di satira del popolo" o "Settimanale di virile satira" a seconda che lo apriate dalla parte che ha come pin-up il Che o il Duce. È in edicola da oggi a 1 € e secondo me è un esperimento che vale la pena di incoraggiare, anche se per ora le pagine sono solo 8. Tra l'altro mi piace trovare nello stesso giornale satiri di opposte fazioni, alla fine c'è quasi più informazione che su un giornale "vero".
Nota a margine: Par Condicio si può appunto aprire da una parte qualsiasi, però per come è piegato la prima pagina che si vede è quella col Che. La prossima settimana sarà piegato al contrario o è una manovra del diabolico comunista Massimo Caviglia a danno dei "satiri virili"? :D


3.11.04

Orgoglio palmipedone 

Anni fa una donna magnifica mi donò un palmare, un oggetto che tutt'ora considero una delle più belle invenzioni della storia dell'informatica. Questo piccoletto a batteria con lo schermo in bianco e nero (meglio: verde lo schermo e nero/grigio il testo), divenne il mio compagno inseparabile. Col tempo, visto che mi trovo bene o male sempre a tiro di un qualche PC, l'ho usato in maniera incostante, e mi ritrovo ad usarlo ogni minuto per qualche mese e poi metterlo temporaneamente a riposo, magari appoggiandomi per il trasferimento dati alla quasi altrettanto gradita chiavetta USB.
Da allora sono passati anni, e tecnologicamente la cosa si sente parecchio. O forse no?
Di certo le differenze coi modelli di adesso si vedono: display a colori, batterie integrate, (molta) più memoria, meno limiti ai programmi, suono, riproduzione di film (perché poi qualcuno si guardi Il Signore degli Anelli su un palmare mi sfugge, sarà che gli occhiali li porto già). E, naturalmente, i programmi disponibili sono sempre meno.
E così capita che ognitanto mi guardi intorno per vedere se spunta un erede naturale del magnifico; e capita che, puntualmente, ci rimanga male.
Diversi nuovi modelli intanto integrano la tastiera. Per chiunque abbia vissuto la magia di scrivere a penna sul proprio palmare la cosa è, oltre che antiestetica e scomoda, di una rozzezza epocale. E dove si riconosce la scrittura c'è un lavoro notevole per riconoscere la scrittura umana "reale", abbandonando la "romantica" scrittura Graffiti. Ironia della sorte, non sono ancora riuscito a scrivere una parola giusta su palmari con riconoscimento della scrittura vera, mentre sul mio vecchio schermetto graffiato macino caratteri con leggerezza. In realtà la tastierina l'ho poi presa, ma si aggancia e si allarga diventando molto più grande del portatile e quindi ben più sensata di certi ibridi.
In termini di "feature" non c'è naturalmente confronto, gran parte di ciò che veniva faticosamente programmato sui palmari di un tempo ora occupa un angolino di macchine che hanno anche 50 volte la memoria e lo spazio di un tempo. Eppure manca qualcosa, una specifica caratteristica a cui terrei tanto e la cui assenza non mi riesco a spiegare, visto l'indirizzo tanto "umano" del palmare come strumento: la dettatura. Praticamente tutti i palmari (e qualunque rugginoso smartphone) possono registrare dei brevi (o lunghi a seconda della memoria disponibile) spezzoni sonori, ma non riesco a trovare nelle caratteristiche e negli applicativi di nessun modello attuale il trasferimento automatico (o quasi, magari facendo una pausa di un paio di secondi ogni tanto) in testo di quello che dico. Non pretendo la perfezione, ma poter buttare giù un appunto semplicemente dicendo a cosa sto pensando sarebbe il completamento di quella rivoluzione che fu anni fa lavorare con una penna sullo schermo.
Certo posso sempre installare una versione speciale di Linux con un ambiente di lavoro simile a quel Gnome che tanto mi piace sul PC. E con questa fare cose incredibili rispetto a qualche anno fa (per non parlare di versioni di Linux complete di server X e servizi di rete, per quanto mi riguarda più giocattoli che veri strumenti per attività). Così potrò giocare a FreeCiv, magari a FreeCol se verrà fatta una versione apposita, e ascoltare musica e guardare film. Ma a che prezzo?
Non parlo tanto di soldi (la tecnologia "vera" costa, e il palmare è uno strumento che non permette né rappresenta una scorciatoia), ma dell'essenza del palmare che si perde. Il mio palmare attuale, con le sue due pilo ministilo può stare acceso per ore, e lavorandoci un po' per volta le pile possono durare veramente un'eternità (non le ricaricabili). I suoi "discendenti" durano in certi casi 12 ore, sempre che l'utente non lo usi per attività pesanti come film e musica, o qualunque altro programma che sfrutti veramente la CPU, e ovviamente staccando le funzioni di comunicazione senza fili (sul mio si usano ancora gli infrarossi); i migliori arrivano a reggere 4 giorni, e non a caso sono progettati dalle stesse compagnie che crearono il giocattolo che ancora mi porto dietro.
Il risultato? Dopo tanta evoluzione l'erede non lo trovo. Potrei avere il mio OS preferito solo a condizione di prendere un palmare molto costoso con un OS Microsoft da sostituire e un'autonomia troppo limitata per essere veramente quel fedele compagno che ti segue ovunque senza doversi preoccupare di attaccare il suo caricabatterie da qualche parte. Oppure potrei restare fedele alla linea ma senza avere una vera evoluzione di quello che già ho portando assieme il mio cellulare e il palmare di cui sopra.
E così mi tengo stretto il glorioso Handspring Visor Deluxe, con tutto l'orgoglio di quella tecnologia tanto buona da non invecchiare. Una delle tante dimostrazioni che vivo con una donna dalle grandi intuizioni ;)

PS: frase del giorno... "La Esme è irriconoscibile... è un gatto!"

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